venerdì 22 gennaio 2010

Il mondo della BD francese: intervista con gli editor (seconda parte)

Eccoci con la seconda è ultima parte della nostra intervista agli editor francofoni. Credo che in questa puntata si concentrino le riflessioni e le informazioni più interessanti da parte dei redattori che hanno avuto la pazienza di rispondere alle nostre domande.

Ci sono molti argomenti che intendiamo trattare nei prossimi aggiornamenti, ci stiamo lavorando, ciò richiederà molto impegno e tempo. Al momento il nostro progetto non è quello di creare un blog con aggiornamenti quotidiani. È nostro proposito concentrarci su specifici argomenti che sappiamo essere molto sentiti dalla comunità internet dei fumettisti o aspiranti fumettisti, aprendo una piccola finestra a disposizione di chiunque cerchi queste informazioni nella rete.
Il tema stesso della nostra prima intervista, i modi e le nozioni necessarie per interfacciarsi col mercato della bd francese, con riferimento specifico alla figura dell'editor, è un argomento che non di rado abbiamo visto emergere in luoghi di discussione in internet, ma che mai sembrava trovare risposte chiare ed esaurienti. Da qui l'idea di affrontare la questione parlandone con chi, meglio di altri, può dire la propria, i diretti interessati.
Questo nostro progetto si regge interamente sulle spalle di due fumettisti, che, nei limiti del proprio tempo libero, amano parlare di questo complesso mondo del fumetto, forse non così conosciuto come tanti credono. Già in molti hanno manifestato interesse ed appoggio per questa nostra piccola iniziativa, alcuni hanno anche offerto la propria disponibilità per aiutarci nel nostro progetto, speriamo in futuro di essere sempre di più.

Grazie ancora a Nicholas Natali Morosow e Luca Blengino per l'aiuto datoci nella traduzione.

Par ici la version française du première partie de notre interview ---> LIEN


- Quando cominciate ad allestire il catalogo delle pubblicazioni avete già chiaro quali generi (fantasy, poliziesco, storico, ecc…) predomineranno sugli altri o è un continuo lavoro in divenire che prevede una costante aggiustatura del tiro?

Thierry: è un lavoro in costante evoluzione. Cerco di definire con precisione il programma editoriale con molto anticipo (al momento in cui vi rispondo, siamo a luglio 2009, sto dando gli ultimi ritocchi al programma per il 2010). Ma questo programma varierà in funzione di molti fattori differenti coi quali andremo a confrontarci nei mesi che seguiranno: ritardi da parte degli autori ed eventi esterni di varia natura. Ma anche un colpo di fulmine per un nuovo progetto!
Pianificare con largo anticipo il nostro programma e mantenere una visione globale del lavoro mi permette anche di equilibrare le nostre uscite nell’arco dell’anno e mi evita così di far uscire tutti i titoli di maggior richiamo nello stesso mese, tutti gli albi di fantascienza o storici in un altro mese e così via.



Jean: i generi che storicamente hanno caratterizzato la produzione Soleil, l’heroic fantasy, l’avventura, il fantastico, predominano sempre sugli altri. D’altronde ci concentriamo su queste tipologie di storie perché sentiamo che è ciò che il pubblico chiede.
Ma abbiamo creato anche altre collane, come Metamorphose, o Venusdea che si occupano di pubblicare opere più sperimentali o, semplicemente, molto diverse dalla linea Soleil “classica”.


Patrick: il catalogo è in perpetua evoluzione in quanto riflette i desideri dei nostri lettori. Per Drugstore dobbiamo mantenerci in linea col catalogo Albin-Michel BD, con tutti i titoli umoristici, gli albi per adulti ... ma allo stesso tempo modernizzarne l’aspetto grafico, la narrazione…È per questo che ci stiamo rivolgendo ad un pubblico la cui età si colloca tra l’adolescenza e l’età adulta, con titoli di fantascienza, fantasy, fantastico, giallo ma anche graphic novel e albi umoristici per adulti.


Gregoire: noi non pianifichiamo la nostra produzione in questa maniera, anche qua, come in tutte le imprese facciamo in modo che le nostre cifre di affari siano costanti preferendo ovviamente che esse vadano ad aumentare di anno in anno piuttosto che decrescere. Le serie già rodate, così come quelle più promettenti sono oggetto di una particolare attenzione per favorirne il successo. Ci manteniamo attenti alle tendenze del mercato e umltimamente ci capita di varare un progetto che segua un determinato genere, come lo storico o le serie concept. Ma restiamo aperti a tutti gli stili, la cosa più importante è il fascino che provoca in noi un progetto. Una storia deve suscitare in noi lo stesso entusiasmo che proveremmo da comuni lettori, siamo soliti calarci il più possibile in questa posizione di fruitori vigili.
Di fatto siamo appassionatissimi di fumetto, la nostra strategia di pubblicazione dipende molto dalle nostre intime convinzioni. Il fatto di essere più editor con Guy Delcourt come referente, ci permette un analisi più ampia e, a priori, più efficace delle nostre singole scelte.


- Ai maggiori festival del fumetto francese, penso soprattutto ad Angoulême,  si recano numerosi autori italiani carichi di tavole a fumetti con la speranza di vedere le proprie storie pubblicate nel vostro mercato.  Non  tutti hanno le idee chiare su come presentare un progetto, qual è il vostro dossier ideale? Quali elementi vi sono indispensabili per valutare un progetto e quali aspetti valutate prima di altri?



Thierry: in quelle occasioni molte persone vogliono incontrarci ma non è possibile soddisfare tutti. In quei frangenti il nostro tempo è limitato e dobbiamo essere presenti principalmente per i nostri autori e per una quantità di altre richieste e sollecitazioni.
Per presentare un progetto non bisogna portare troppo materiale differente, è bene che selezionate ciò che ritenete la vostra produzione più riuscita, i lavori più professionali. È inutile mostrare gli schizzi di disegno dal vero realizzati a scuola, la cosa migliore è sottoporre prima di tutto delle pagine di fumetto, non possiamo giudicare unicamente attraverso delle illustrazioni, neanche se fossero di ottima qualità. È necessario per noi poter valutare un progetto dal modo in cui viene gestita la tavola nel suo insieme, le inquadrature, la scansione, l’espressività e la vitalità dei personaggi, la qualità dei dialoghi.
Potete accompagnare queste pagine con alcuni studi sull’universo sviluppato, giusto alcuni, non c’è bisogno di sottoporci una mole di lavoro delle dimensioni di un elenco telefonico. E che sceneggiatore e disegnatore ci propongano ciò che hanno realmente voglia di fare, che non cerchino si mettersi nei nostri panni nel tentativo di immaginare che cosa stiamo cercando. Quando vedo che la maggior parte dei progetti sono di genere fantastico/ Fantasy/ Fantascientifico mi dico tra me e me che noi non pubblichiamo solo questi generi. Bisogna cercare di essere personali, innovativi,  comunque portare un personale punto di vista, anche nel Fantasy si può uscire dal coro.

Jean: un consiglio: evitare di presentare i vostri progetti al festival, soprattutto ad Angoulême. Tutti gli editori sono sotto pressione, affaticati, concentrati sui propri autori. Consiglio a tutti gli autori italiani, che sono numerosi e spesso di grande talento, di far pervenire i loro portfolio per posta o via mail, in tutti i casi prima di Angoulême. Ed inviandoli a noi prima di chiunque altro! :-)


Patrick: un dossier deve essere conciso: non sottoponete degli originali ma solo delle copie che poi dovrete lasciare all’editore (con tutti i vostri recapiti). Mettete solo ciò che vi convince del vostro lavoro, un autore deve sapersi vendere e saper vendere il proprio progetto, se non riesce ad interessare la persona che gli sta di fronte, sfortunatamente, visto il gran numero di persone che vedremo durante la giornata, potremmo non notare affatto il suo progetto. Un buon dossier prevede: una breve sinossi (al massimo una o due pagine) alcune pagine in bianco e nero sia a matita sia inchiostrate, dato che potremmo trovarci davanti delle buone matite ma una pessima inchiostrazione (o viceversa) delle prove colore se pensate che siano interessanti (ancora una volta, non mostrate ciò che potrebbe giocare a vostro sfavore). Anche degli studi possono essere interessanti da mostrare, ma non dimenticate che un book riempito unicamente con illustrazioni non colpirà un editore ! Nei fumetti saper disegnare è più facile che saper raccontare una storia, la scansione della tavola e la narrazione sono più importanti che una bella illustrazione a tutta pagina.

Gregoire: un buon dossier deve essere composto nel modo seguente:

- La sinossi del progetto, della serie o dell’albo per un volume auto conclusivo. L’editore desidera conoscere le finalità di un progetto, piuttosto che le intenzioni degli autori. Non dilungatevi oltre le tre pagine.
- Tre pagine finite, sarà sufficiente che siano anche solo in bianco e nero.
- Una scaletta del primo volume o dell’albo auto conclusivo. Nella scaletta sarà riportato il numero di pagine per sequenza (giusto due righe) una descrizione di ogni sequenza accompagnata da alcuni dei dialoghi principali (al massimo dieci righe per sequenza).
- Uno storyboard delle prime due sequenze o delle due sequenzoe scelte, delle quali una sarà molto rappresentativa della storia e la seconda più attenta a mostrare le carte vincenti del progetto.
- La presentazione dei personaggi deve essere succinta e sottolineare solo certi aspetti rivelatori della loro specificità.

Ma quella che mi sembra essere la domanda più importante è: in che modo si  possono allettare gli editori francesi verso un proprio progetto quando si è italiani?

La difficoltà maggiore risiede nelle differenze culturali tra i nostri due paesi, soprattutto in ciò che riguarda il fumetto. Bisogna esser coscienti che ciò che costituisce il mercato fumettistico italiano non funziona in Francia e viceversa. Solo gli autori con la “A” maiuscola riescono ad oltrepassare questi ostacoli, Gipi ne è un esempio recente. Anche le caratteristiche più “industriali” di certi autori sono particolarmente apprezzate, Barbucci e Canepa rientrano in questa categoria, così come molti coloristi. I disegnatori realistici hanno la possibilità di interessare gli editori nella misura in cui riescono a modernizzare la loro scansione della pagina, a diversificare le loro inquadrature, ad essere generosi nella realizzazione degli sfondi. Il pubblico francobelga è molto esigente, ama percepire un reale impegno nelle tavole.  Un disegnatore che mostra scarsa meticolosità avrà meno possibilità di piacere che un disegnatore “stakanovista “.
Nella totalità della nostra produzione i progetti di successo sono per la maggior parte il risultato di una collaborazione tra un disegnatore italiano e uno sceneggiatore francese. Luigi Critone insieme ad Alain Ayrolles, Théo con Jodorowsky, Alessandro Calore con Makyo, per ciò che riguarda il nostro catalogo. Io sono sicuro che certi sceneggiatori italiani possano interessarci, ma bisogna che conoscano molto bene la nostra produzione, che analizzino profondamente la struttura narrativa e i temi che piacciono ai lettori francofoni. È molto importante conoscere l’opinione dei lettori e dei rivenditori, ciò può essere fatto anche attraverso internet per esempio. Il semplice fatto di arrivare a una pubblicazione in Francia non fa testo, per un singolo albo. Molti fumetti pubblicati in Francia non hanno alcuna possibilità fin dal loro debutto… Bisogna saper fare questa distinzione e so bene che è piuttosto difficile quando non ci si trova sul posto. Comunque sia bisogna privilegiare la domanda e la qualità, non risparmiarsi.
Contrariamente all’Italia qui gli editori non sono dei padroni ma dei soci.


- Quanto è importante la tenacia? E’ capitato che un progetto a voi proposto inizialmente non sia stato reputato adatto per la vostra casa editrice e che in seguito, con l’invio di nuovo materiale, abbia finito per conquistarvi ed entrare a far parte delle vostre pubblicazioni?




Thierry: è molto raro. Se un progetto ci pare interessante ma non del tutto riuscito ne parliamo, dicendo agli autori : “tornate più avanti quando avrete migliorato questo, questo e quest’altro e ne discuteremo nuovamente”.
Ma insistere con lo stesso progetto che è già stato rifiutato non serve a niente.
Mi è già successo di tenere sott’occhio un progetto che mi sembrava promettente ma che al momento non mi interessava pubblicare, per poi contattare successivamente l’autore e proporgli una collaborazione, può succedere anche questo!


Jean: devo ammettere che è molto raro, ma ci capita di seguire certi autori con del potenziale per un lungo periodo, per vedere se i loro progressi ci permettono di considerare la realizzazione di un progetto assieme.


Patrick: gli editori hanno gusti molto differenti, dunque se uno di loro vi rifiuta un progetto voi potrete sempre tentare con un’altra casa editrice o etichetta. Credo che sia una cosa molto rara, o almeno a me non è mai successo che un progetto sia inizialmente rifiutato e approvato in seguito, senza che la qualità non sia cambiata!


Gregoire: piuttosto raramente, la prima opinione conta molto.

- Meglio un autore di grande talento che consegna costantemente in ritardo o un onesto professionista, magari non eccelso, che rispetta fedelmente le date di consegna?
Grazie di non rispondermi "un autore di grande talento sempre puntuale" :)



Thierry: ovviamente un autore di grande talento sempre puntuale, è l’ideale.
Quello che non amo è l’autore che prende impegni e che non rispetta in seguito la parola data. O peggio ancora quello che mente e si inventa di tutto per giustificare i suoi ritardi quando io so benissimo che sta realizzando un albo per un altro editore. Con questo tipo di persona difficilmente avrei voglia di lavorare nuovamente. Il fumettista è un mestiere e un mestiere serio, difficile anche, in cui non è facile guadagnarsi di che vivere, soprattutto ad inizio carriera, ma se prendete la decisione di fare questo lavoro fatelo bene e fino in fondo.

Jean: un autore di grande talento sempre puntuale!


Patrick: anche qua tutto dipende dal progetto. Un autore di talento è spesso sinonimo di successo, dunque è vero che i suoi ritardi saranno più facilmente “tollerati” dal pubblico come dall’editore essendo il mestiere del disegnatore è prima di tutto quello dell’artista. Ma va detto anche che consegnare un’opera nei tempi stabiliti è un accordo contratto dall’autore con l’editore. Tutta l’arte dell’editore sta nel poter assistere nel modo migliore il disegnatore, nell’aiutarlo a fare del suo meglio e così incontrare il più serenamente possibile il suo pubblico grazie a delle belle opere!


Gregoire: tutto dipende dal progetto. Se si tratta di un progetto di grande qualità da un punto di vista artistico siamo pronti ad aspettare… fino ad un certo punto.
Se invece si tratta di un progetto più “commerciale” la puntualità è essenziale. In quel caso siamo molto più esigenti in quanto a data di consegna.
Per quanto riguarda la qualità degli autori, in qualunque caso, deve essere di un certo livello. Noi non abbiamo l’ambizione di pubblicare autore medi o mediocri, qualunque sia la loro rapidità di esecuzione.


domenica 10 gennaio 2010

Il mondo della BD francese: intervista con gli editor

Con questo post variamo un nuovo blog, che speriamo possa essere utile a tutti coloro che aspirano a far parte del mondo del fumetto, ma anche a chi già ha fatto della nona arte il proprio mestiere.

Il primo argomento che tratteremo riguarda il lavoro dell’editor; sicuramente un ingranaggio importantissimo nel motore di una casa editrice franco-belga. Negli ultimi anni molti autori nostrani hanno deciso di farsi strada oltralpe, relazionandosi con struttur
e editoriali diverse da quelle da loro conosciute fino a quel momento; così per tanti italiani oggi il mercato della bd francese è un luogo ben più familiare di quanto poteva apparire anni orsono. Molti aspiranti fumettisti, al momento di recarsi da un editore per mostrare i propri lavori, mettono in preventivo di bussare alla porta di Glénat, Delcourt o Dargaud, non tutti però sembrano avere le idee chiare sul come avvicinarsi a queste realtà. L’editor preposto alla selezione del materiale sarà la prima figura professionale che incontreranno e che valuterà la loro produzione artistica, è bene capire cosa possono aspettarsi queste persone, cosa amerebbero vedere e cosa evitare di portarsi dietro in un book magari già pieno. Vorremmo, intervistando i diretti interessati, editor e direttori editoriali di alcune importanti case editrici francesi, cercare di fare maggior chiarezza sul ruolo di questa figura professionale nel mercato in cui opera. Abbiamo cercato, con le nostre domande, di intuire quali quesiti potrebbe porsi un aspirante fumettista in partenza per Parigi o per l’imminente Festival di Angoulême.

L’intervista è divisa in due parti, la seconda delle quali verrà pubblicata tra pochi giorni.






Par ici la version française du première partie de notre interview ---> LIEN
 

Hanno gentilmente risposto alle nostre domande:








Thierry Joor, direttore editoriale
per Éditions Delcourt.










Jean Wacquet, direttore
editoriale per Soleil.











Patrick Hourcade
, editor per Drugstore,
etichetta del gruppo Glénat.










Gregoire Seguin, editor
per Éditions Delcourt.








 

Le immagini provengono da: Bédélire Tours Blog e Actua BD.
 

- Puoi descriverci in breve il tuo lavoro ?

Thierry:
sono direttore editoriale e responsabile di tutte le nostre pubblicazione “originali”, vale a dire la totalità dei volumi che non sono frutto di un’acquisizione di diritti, come invece i Manga o i titoli provenienti dal mercato statunitense.
In stretta collaborazione con Guy Delcourt e i redattori della casa editrice definisco i progetti che diverranno parte integrante del catalogo Delcourt. Ho la responsabilità su tutta la produzione e, in collaborazione con gli editor e gli altri comparti della casa editrice, gestisco il calendario delle uscite dei nostri titoli durante l’intero anno. Allo stesso tempo sono editore diretto di numerosi volumi che escono regolarmente ogni anno (ad esempio “Sillage”, “De cape et de crocs”, “les Blagues de Toto”, i libri della serie “les Blagues” e diversi altri).
In breve seguo il percorso editoriale di questi albi dall’accettazione dei progetti fino alla loro esposizione sugli scaffali delle librerie, le mie mansioni comportano: la lettura delle sceneggiature, la supervisione degli storyboards e delle pagine inchiostrate, l’approvazione della colorazione così come della copertina o di qualunque altro elemento che andrà ad arricchire ogni titolo pubblicato, fino alla bozza di stampa. Sono in comunicazione permanente con gli altri comparti della casa editrice (marketing, stampa, direzione artistica, compatibilità) in modo che i nostri autori e i nostri volumi siano accompagnati nel miglior modo possibile dalla creazione del progetto fino alla vendita in libreria.

Jean: è una cosa piuttosto complessa, assieme all’editore stabilisco i programmi annuali di pubblicazione e contemporaneamente seleziono una certa parte dei progetti, seguo molti autori, sviluppo anche dei ‘concept ‘ insieme ad alcuni di loro.
Ovviamente c’è il catalogo delle pubblicazioni Soleil da seguire, che è molto vasto, ma anche i fumetti provenienti dall’America, i beaux livres e, da due anni, l’etichetta Fusion coi nostri amici della Panini. Non ci si annoia mai, insomma :-)

Patrick: sono editor per l’etichetta Drugstore (gruppo Glénat). Il mio lavoro consiste nel dare ad un progetto la possibilità di esistere. Per fare questo bisogna seguire gli autori nel loro lavoro, nelle scelte, ascoltarli o consigliarli, prendere decisioni riguardo il formato o la carta con cui verrà stampato il volume, indirizzando il nostro prodotto al tipo di pubblico a cui abbiamo deciso di rivolgerci.
Bisognerà inoltre che queste opere passino per la sezione commerciale, il marketing e la stampa, questi ultimi faranno il possibile affinché il pubblico possa conoscere le nostre pubblicazioni e sia invogliato ad acquistarle.
Si tratta dunque di un mestiere di pazienza, ascolto, ricerca perpetua e, soprattutto, passione.

Gregoire: il mio lavoro consiste nel ricercare nuovi progetti e seguire la loro successiva realizzazione, questo per una sessantina di progetti. Partecipo alle riunioni durante le quali viene elaborata la nostra strategia editoriale, ho la possibilità di proporre una gran quantità di generi.
Non starò a precisare nel dettaglio tutte le mie attività quotidiane ma posso dire che passo molto tempo comunicando con gli autori o con i collaboratori di altri comparti all’interno delle edizioni Delcourt. Anche la lettura, rilettura e correzione delle pagine o delle sceneggiatura occupa molto del mio tempo. Bisogna dire che ho al responsabilità su tutto ciò che concerne gli albi che ho in carico, dalla firma del contratto fino alla pubblicazione. Devo approvare l’insieme degli elementi necessari alla produzione e alla commercializzazione dei miei titoli.



- Più o meno quanti progetti ricevete ogni anno?

Thierry: la media dovrebbe aggirarsi tra i 20 e i 40 progetti alla settimana. La maggior parte di questi si rivela a colpo d’occhio di scarsa qualità.

Jean: due o tre al giorno.

Patrick: il numero varia da un’etichetta all’altra. Per il gruppo Glénat (Glénat BD, Vents d’Ouest e Drugstore) dovrebbe avvicinarsi ad un minimo di 1000 progetti. Alcuni sono di qualità molto bassa, altri vengono pubblicati tali e quali a come sono stati proposti, molti necessitano aggiustamenti di varia natura.

Gregoire: è impossibile da quantificare. Un numero veramente grande a giudicare dalla quantità di dossier, decisamente pochi se invece contiamo solo i progetti pubblicabili.
Direi che accettiamo tra i trenta e i quaranta nuovi progetti ogni anno, senza contare gli albi derivanti dall’acquisto di diritto dall’estero.

- Quanto potere decisionale hai nella scelta dei progetti che saranno pubblicati nelle vostre collane?

Thierry: ho molto potere decisionale, poiché se non desidero pubblicare un lavoro, perché non lo ritengo in linea col nostro catalogo e/o alle nostre esigenze editoriali, questo non avrà probabilmente alcuna possibilità di essere pubblicato. E se tengo particolarmente ad un progetto è raro che Guy Delcourt me lo rifiuti.
Ma non è sempre così semplice, in Delcourt la scelta dei progetti avviene in concerto coi miei due principali redattori e collaboratori (Elisabeth Haroche e Grégoire Seguin) che consulto regolarmente per avere la loro opinione. È necessario quel minimo di distacco indispensabile alla migliore valutazione possibile di un lavoro.
Mi è già capitato di lasciarmi convincere da loro o da Guy Delcourt di editare dei progetti ai quali non tenevo particolarmente. È il modo migliore per restare vigili e mantenere obiettività nel giudizio. Credo che una persona non possa decidere sempre nel migliore dei modi se non è attorniata da validi collaboratori.

Jean: in effetti ho molto potere decisionale, ma Mourad ed io siamo spesso sulla stessa lunghezza d’onda, questo semplifica le cose!
È per questo che abbiamo la reputazione di andare molto speditamente quando ci innamoriamo di un progetto.

Patrick: siamo tre redattori a lavorare per l’etichetta Drugstore, un progetto deve piacere a tutti e tre e da tutti essere accettato, o che almeno uno dei tre non si opponga.
Bisogna in seguito presentare il progetto al comitato di redazione davanti al nostro direttore generale e a Jacques Glénat stesso. È lui che ha l’ultima parola, anche se nel 99% dei casi segue i nostri consigli.

Gregoire: il mio ruolo è soprattutto propositivo, è Guy Delcourt che decide se dobbiamo pubblicare un albo o meno. Per quanto riguarda i miei poteri specifici, ciò dipende dal mio grado di convinzione per un nuovo progetto, se non ne sono veramente convinto, Guy se ne accorge subito…
Esistono due tipi di proposte che possono generare un forte interesse:
a) Progetti commerciali
b) Progetti d’autore
Entrambi sono molto importanti per una casa editrice come la nostra.

- Con quanto anticipo decidete la composizione del vostro catalogo?

Thierry: è un dato estremamente variabile, possiamo decidere di accettare un progetto all’ultimo momento e pubblicarlo piuttosto rapidamente, così come possiamo tenere ferme certe storie per alcuni mesi per poi pubblicarle al momento che ci pare più adatto.

Jean: servono circa 15 mesi per portare a termine un progetto, dalla sua accettazione alla sua pubblicazione.

Patrick: tutto dipende dal genere di titolo in esame: può trattarsi di un volume umoristico che sfrutta un tema strettamente legato all’attualità e, in questo caso, si cerca di far uscire l’albo in tempi molto brevi.
Ma può essere anche prevista una consegna con due anni di anticipo, di modo che il primo e il secondo albo di un progetto escano in date ravvicinate, dando così più visibilità e possibilità di successo a questa nuova serie.

Gregoire: con un lasso di tempo che va da uno a due anni. I tempi di realizzazione… al di fuori dei nuovi volumi delle serie già in pubblicazione non saprei dirvi ciò che andremo a pubblicare oltre i prossimi due anni.
Tutto dipende da ciò che ci verrà proposto e da quello che vedremo nel frattempo.

( Ringraziamo Nicholas Natali Morosow per l'aiuto nella traduzione )

- A presto con la seconda parte -